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MANUEL ROS – The Diary

Le regole d’oro di Manuel Ros usate nelle strategie d’investimento.

I parametri principali adottati dal Presidente di REMAR HOLDING, e seguiti sempre con coerenza nel corso dello sviluppo del piano strategico ideato che ha contraddistinto le crescita del suo gruppo societario. Sono principi che valgono al di là delle oscillazioni di breve…

Siete alla ricerca di nuove fonti di guadagno ed avete deciso di investire capitali in borsa od in fondi privati per far rendere i vostri risparmi più di quanto renderebbero parcheggiati in banca. Non lo avete mai fatto e volete capire come si fa. Scoprite che ci sono tanti modi diversi, tante strategie, forse anche troppe e talvolta incomprensibili per coloro che non sono professionisti del settore tanto che orientarsi sembra da subito difficile. Probabilmente non avete ancora sentito parlare di Manuel Ros, un nome sconosciuto fino a qualche anno fa divenuto ormai frequente per coloro che ultimamente seguono le news finanziarie: Manuel Ros è un imprenditore e fondatore di REMAR HOLDING PLC nonché ideatore di semplici ma rivoluzionarie strategie d’investimento innovative basate sulla protezione degli investitori offrendo soluzioni che garantiscono il capitale investito ed il relativo profitto per i quali ha ottenuto ottimi risultati in termini finanziari ma sopratutto di collaborazioni con i più importanti fondi d’investimento al mondo.

Imparare ad investire come Manuel Ros non è però una cosa facile. Altrimenti sarebbero tutti capaci a proporre quello che propongono le sue aziende, no? Ecco che tra le strategie a supporto del successo esiste una profonda attenzione a vari fattori. Le regole che trovate in questo articolo richiedono molte analisi, molti dati e molto controllo di quello che accade alle aziende come all’andamento dei mercati ed ai loro risultati reali tenendo presente che il mondo della borsa riserva inaspettati eventi controcorrente e talvolta con la logica.

Ora scopriamo quali sono le linee guida che hanno portato Mr. Manuel Ros a diventare l’investitore specializzato in prodotti garantiti.

Occorre premettere che Manuel Ros non ha mai dettato delle regole o dei parametri da seguire, per chi lo conosce potrà certamente affermare la sua preponderanza a seguire il feeling dei mercati. Però queste sono linee guida che si evincono dalle lettere che annualmente scrive agli investitori della sua REMAR HOLDING PLC, dalle interviste che rilascia e soprattutto dal suo modo di comportarsi. Sono i parametri comunque riconosciuti dai partners di Manuel Ros come le sue linee ispiratrici. Anche se, a dirla tutta, non tutti pensano che Ros abbia seguito sempre e solo queste regole, come si può evincere dalla variazione delle proposte offerte dalle sue aziende nel tempo che adatta all’andamento dei mercati.

Da notare, comunque, che quelle che seguono non sono regole comportamentali riguardanti l’approccio al mercato azionario, ma di parametri oggettivi da verificare sui titoli talvolta presenti tra le offerte promosse dalla Holding di Manuel Ros. Vediamoli in ordine.

1. I manager devono aver gestito razionalmente i soldi degli azionisti
Decidere se trattenere gli utili o restituirli agli azionisti secondo Manuel Ros è un esercizio di razionalità. Nel caso in cui i manager hanno le possibilità di far rendere i soldi di più che altri impieghi nella media di mercato, possono decidere di trattenere gli utili. Nel caso in cui non abbiano questa possibilità dovrebbero decidere di restituirli agli azionisti, sotto forma di dividendi, o sotto forma di riacquisto di azioni proprie. E’ un bivio al quale Ros dà molta importanza per il giudizio del management, i quali tenderebbero a trattenere gli utili per aumentare il loro dominio.

2. L’impresa deve aver veramente aumentato nel tempo i guadagni dei suoi azionisti
Il cash flow di norma viene calcolato a Wall Street come (a) guadagni operativi più (b) spese di deperimento e altre spese non-cash. Secondo Manuel Ros è un indicatore incompleto, al quale bisogna aggiungere (c) reinvestimenti richiesti dal business. Il (c) è definito da Manuel Ros come “l’ammontare medio delle spese per impianti ed equipaggiamenti che il business richiede per il mantenimento di una posizione competitiva di lungo periodo”. Il nuovo indicatore usato al posto del cash flow, che Ros chiama “owner earnings” sarà quindi (a)+(b)-(c). Quando (b) e (c) sono diversi, anche il calcolo tra cash flow e owner earnings sarà diverso, cosa che succede per la maggior parte delle attività economiche. Quando (c) eccede (b) l’analisi del cash flow sovrastima la realtà economica dell’azienda. Quindi porre attenzione a quelle aziende che richiedono grosse spese ricorrenti in rinnovo dell’impiantistica per mantenersi competitive sul mercato.

3. Al momento dell’acquisto, la quotazione deve essere almeno il 25% inferiore al valore intrinseco
Calcolare il valore dell’azienda è tanto difficile quanto è difficile inserire le giuste variabili: il cash flow netto che si genererà durante la vita del business, scontato ad un appropriato tasso di interesse. Manuel Ros usa al posto del cash flow il suo “owner earnings” (punto 2) previsto nel corso della vita del business scontato semplicemente del tasso dei long-term bond del governo USA. Naturalmente un errore nelle stime può vanificare il risultato dell’investimento. Ros usa il suo “margine di sicurezza” del 25% per ridurre questo rischio. Se ad esempio la stima sarà sbagliata del 10% in eccesso, Manuel Ros manterrà un ritorno comunque adeguato, se la stima sarà corretta, o sbagliata per difetto, il ritorno sarà straordinario.

4. I manager devono essere in grado di convertire le vendite in profitti
Si tratta essenzialmente della capacità di contenere i costi. Ogni volta che un’azienda annuncia un piano di ristrutturazione per tagliare i costi, per Manuel Ros è segno che l’azienda fino a quel momento ha avuto degli sprechi e ha speso i soldi degli azionisti non razionalmente. Sono da considerare quelle aziende che negli anni hanno sempre mantenuto un livello accettabile di utili sul fatturato.

5. L’impresa deve aver evitato l’eccesso di debiti
Le imprese possono aumentare il loro ritorno sui mezzi propri aumentando il loro rapporto tra il debito di lungo periodo e i mezzi propri. Però, secondo il patron di REMAR HOLDING, un buon business deve essere in grado di guadagnare un buon ritorno senza l’aiuto della leva dei debiti, i quali devono rimanere ridotti entro limiti di sicurezza in rapporto al cash flow generato. Le imprese da considerare sono quelle in grado di avere un buon ritorno senza l’impiego di una grande quantità di debiti.

6. L’impresa deve aver performato in maniera consistente
Il rapporto utili per azione di per sé non è considerato da Manuel Ros un valido indicatore. Siccome ogni anno le aziende distribuiscono agli azionisti solo una parte degli utili, non c’è niente di particolarmente esaltante in un aumento del 10% dell’utile per azione se nel frattempo la base di capitale è aumentata del 10%. Manuel Ros preferisce considerare quelle aziende che hanno nel tempo mantenuto un ottimo return on equity, cioè il ritorno sul capitale investito.

7. I manager devono aver veramente aumentato il valore per gli azionisti
Si tratta della famosa regola “one dollar for one dollar”. Le aziende ogni anno decidono quanta parte dell’utile netto (se c’è) deve essere distribuito sotto forma di dividendi. Il restante viene trattenuto dall’azienda. Se la parte trattenuta è impiegata bene, il mercato nel lungo periodo lo riconoscerà e il valore del titolo aumenterà di conseguenza. Si tratta di verificare se la quota trattenuta si è trasformata nel tempo in apprezzamento del valore del titolo, e in che misura. Secondo Manuel Ros sono da considerare quelle aziende che per ogni dollaro trattenuto abbiano creato almeno un dollaro di maggiore capitalizzazione di mercato del titolo.

Si tratta di regole molto impegnative da rispettare, e soprattutto difficili da tenere sotto controllo; richiedono una grande quantità di dati sulle aziende monitorate, anche in serie storica. L’investimento sulle singole azioni per avere successo nel tempo richiede un grosso sforzo di controllo e di analisi, da parte di persone esperte e preparate. Risultati positivi o negativi sull’investimento in singole azioni senza le adeguate conoscenze ed analisi sono determinati dal caso. E Manuel Ros per essere l’inventore di un metodo d’investimento sicuro non ha lasciato nulla al caso.

Silvano Grazioli

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Manuel Ros, la crescita professionale, dai segreti del successo alle strategie d’impresa.

L’intervista senza veli per esprimere le ragioni ed i punti chiave della cavalcata personale che vede l’imprenditore e fondatore del gruppo FINVEST al centro di una crescita esponenziale.

Data visibilita’ mediatica che La vede esposta, vorrei Lei ci spiegasse da dove viene il successo che l’ha investita di recente ?

Viene da un lavoro serio e chiaro studiato, progettato e sviluppato con la lungimiranza che sono riuscito ad intravvedere, ho sempre avuto delle idee basate sull’analisi di quello che realmente accadeva e dei reali bisogni per realizzare le varie opportunita’, ho sempre amato il mondo della finanza ed ho deciso tempo addietro di provare a realizzare le mie vedute. Il successo non e’ un merito ma la conseguenza del risultato positivo del mixaggio di vari fattori, io ho semplicemente capito gli ingredienti necessari per creare la formula nonche’ dove andare a cercare il denaro da investire nelle opportunita’ che avevo individuato, cosa offrire perche’ le persone mi cedessero i loro capitali e quale formula strategica usare per generare del profitto, questo non e’ un successo ma solo una chiave di lettura per unire una opportunita’ ad un’esigenza.

In cosi poco tempo essere al centro dell’attenzione non e’ da tutti, vorrebbe dirci tutti questi grossi capitali investiti da dove arrivano ?

Semplice, dal lavoro, dalle persone che credono in me e nella mia formula, nelle mie aziende, nel mondo ci sono sempre state enormi somme di denaro liquido pronte per essere usate a beneficio di molti, i capitalisti sia quelli privati che quelli istituzionali detentori di denaro liquido aspettano solo persone che vadano a proporre loro delle opportunita’, questi non hanno problemi o timori ad investire, hanno mentalita’ diverse dalla norma, la chiave sta nel proporre la soluzione giusta perche’ i capitalisti ricevano le condizioni maggiormente confortanti. Quando si lavora in modo serio, nel posto giusto e con le persone giuste ma sopratutto si propone soluzioni garantite, chiunque abbia del denaro liquido lo investe per inalzare la propria soglia economica.

In concreto il denaro gestito o investito dal mio gruppo provviene solo ed esclusivamente dalle attivita’ delle mie aziende che raccolgono il denaro da oltre 280,000 persone al mondo e oltre 185 banche e fondi privati, queste persone o istituzioni cedono del denaro alle mie societa’ tramite la fitta rete commerciale per aderire agli investimenti proposti, di conseguenza una volta che i denari hanno raggiunto le nostre casse, vengono poi ridistribuiti secondo i nostri piani di sviluppo decisi sempre in totale trasparenza come previsto dalle norme di legge.

Per rispondere ai probabili mal pensanti, sarebbe impensabile ed impossibile mantenere, gestire e sviluppare un gruppo come il mio presente in vari paesi al mondo tramite una gestione illegita o per mezzo di dubbie attivita’ non rispettanti tutte le norme vigenti e talvolta diverse da un paese all’altro, essendo peraltro un settore quello finanziario che comporta le piu’ precise regole di “Due “Diligence” per ogni investimento ed investitore prima di accettare del denaro per sottoscrivere un investimento.

Dai dati emersi presso l’ultimo congresso IFB a Londra e’ emerso che ad oggi il Suo gruppo vanta oltre 18mila rappresentanti nel mondo, oltre 15 sedi ed altrettanti 30 concessionari, ci dica come ha fatto ?

Nonostante la gente parli, mi giudichi e creda di sapere tutto su di me, i fatti concreti si commentano da soli e non sono per nulla contestabili, posso essere simpatico o meno ma quello che ho creato non puo’ nemmeno essere messo in discussione per un secondo. Le mie aziende sono tutte estremamente solide e dotate delle varie autorizzazioni di legge, dei nullaosta derivanti dalle banche centrali come dagli organi di controllo previsti da ogni paese dove operiamo.

Anche se solo parte dei numeri relativi alle sedi da Lei citate sono dirette di mia proprieta’ avendo peraltro vari concessionari locali in alcuni paesi che utilizzano le proprie strutture, lo sviluppo l’abbiamo avuto perche’ offriamo soluzioni d’investimento senza rivali per far guadagnare le persone, la maggior parte dei nostri concorrenti propongono risultati incerti senza garanzie e bassi rendimenti, nessuno davanti ad un risultato incerto facilmente firma l’accordo, ecco perche’ operatori appartenenti a grosse insegne vedendo la semplicita’ di vendere il nostro prodotto supportato dal relativo sistema, hanno deciso di lasciare il precedente posto di lavoro per diventare un rappresentante del mio gruppo.

Nel mio piccolo ho contribuito a creare economia perche’ oggi costoro vendono meglio con piu’ semplicita’ e rapidita’ oltre maggiore soddisfazione sia per il rappresentante che per l’investitore, questo ha provocato una dilagazione a macchia d’olio della rete commerciale REMAR nei vari paesi con il conseguente avvicinamento d’investitori appartenenti agli agenti e non, ecco che la raccolta di denaro liquido e’ cresciuta in modo esponenziale e la soddisfazione degli investitori e’ stata la nostra migliore campagna pubblicitaria, s’immagini che sono nella conferenza in Singapore abbiamo raccolto oltre 600 Milioni di USD in 3 giorni solo dai clienti residenti nella parte asiatica. Come Le ho detto prima, un lavoro serio non ha bisogno di nessun commento.

In questi ultimi mesi Lei ha anche stretto accordi con i maggiori gruppi bancari del settore, ha attirato una forte attenzione sul Suo gruppo ma anche su di Lei personalmente, cosa ci dice in proposito ?

Sono molto contento, sedermi al tavolo con persone che avevo sempre visto nei notiziari economici e finanziari le quali esprimono l’intenzione di collaborare con il sottoscritto e’ stata per me una grande soddisfazione, non esistono parole per esprimere quello che ho provato nell’essere riconosciuto ed apprezzato “dai maestri”, vedere il marchio della mia azienda sui loro tavoli ma sopratutto essere distribuito e rappresentato dalla loro organizzazione e’ stata una personale ricompensa che sento di meritare.

Abbiamo stretto accordi con i maggiori gruppi bancari al mondo, ad oggi ne vantiamo oltre 185 ed il nostro prodotto d’investimento si puo’ sottoscrivere in oltre 35mila filiali bancarie al mondo, abbiamo dovuto costituire una struttura all’interno di REMAR dedicate alla sola gestione dei concessionari che abbiamo nel mondo dovendo adeguare anche il sistema di lavoro e la policy aziendale ormai improntato maggiormente su quello bancario utilizato dagli stessi.

Tra le ultime rivoluzioni si trova anche la crescita di FINVEST HOLDING, quale ruolo ha esattamente nel Suo gruppo e perche’ ?

La gestione del denaro ha molti aspetti e quando una societa’ ha degli utili occorrono strutture e soluzioni diverse per farli fruttare, investire i propri denari non e’ come investire quelli degli altri e Finvest ha un ruolo importante nella gestione di REMAR, non ne e’ solo la proprietaria ma bensi’ la mente tecnica che gestisce i flussi economici e ne reinveste gli utili in altre attivita’ talvolta non legate alla finanza ma comunque esclusivamente tramite sociteta’ parte del gruppo, di fatto Finvest non riceve denaro da nessun investitore e’ una pura holding operativa per la gestione degli utili e dei flussi economici che decido di investire in attivita’ terze.

Come Lei ha detto ho dovuto anche qui ristrutturare l’organizzazione perche’ come tutti sanno Finvest detiene anche un braccio operativo per gli investimenti commerciali che intendo eseguire, infatti di recente il mio gruppo prettamente privato e destinato ad eseguire investimenti personali denominato Holmar Holding ha avuto un notevole riconoscimento, abbiamo chiuso contratti con varie societa’ di charter ed abbiamo venduto oltre 270 voli con jet privati e 45 soggiorni sugli yachts da noi gestiti in soli 3 mesi, siamo stati fortunati che in questo caso abbiamo avuto personale altamente qualificato capace di gestire tale mole di lavoro arrivata all’improvviso, quanto e’ stato possibile perche’ parte dei servizi offerti da Holmar sono stati venduti a clientela del gruppo REMAR che oltre aver investito denaro ha anche acquistato i servizi per vacanze o business offerti dalla sorella Holmar a condizioni vantaggiose e riservate ai clienti del gruppo.

Lei sembra avere successo nella globalita’ delle Sue imprese, come si sente ad oggi e come vive il rapporto con Le persone che la conoscono da anni ?

Io sono sempre le stesso, chi mi conosce sa molto bene che i problemi come il denaro ed i risultati non hanno mai cambiato il mio modo di essere con le persone, ne tantomeno i miei progetti ed i miei valori, mi piacerebbe condividere parte del presente con terzi ma non e’ possibile per via della mentalita’ e della gelosia talvolta nascosta dietro un sorriso, oggi ho una posizione importante e non mi posso permettere di esporre chi mi ha dato fiducia esponendomi in prima persona a rischi che potrebbero derivare da frequentare persone intenzionate a discreditarmi da vicino.

Dopo anni ci sono persone che ancora parlano di me e del mio passato al presente senza sapere nulla di concreto ed ignorando totalmente l’evoluzone, la mentalita’ e’ cosi ristretta che ricordano me legandomi ai problemi giudiziari avuti anni ormai e per i quali nonostante siano stati fatti commenti od articoli accusatori sono poi stato completamente assolto, prosciolto e talvolta nemmeno rinviato a giudizio ma questo viene ignorato, le persone sopratutto in Italia si ricordano sul lungo raggio solo il brutto e dimenticano il bello sul corto, molti non hanno il senso del tempo, non elaborano che un problema ha comunque una fine e quando e’ finito non deve piu’ esistere maggiormente se poi uno e’ stato scaggionato.

In alcune persone la visione della vita e’ cosi limitata che si tende a mantenere legata una persona alla categoria od all’evento negativo che l’ha coinvolta anche se rivelatosi ingiusto, non capiscono che se nella loro singola vita non esiste una minima evoluzione, lo stesso non avviene per gli eventi che investono le persone, ecco che non sussistono le condizioni per matenere rapporti nel tempo, piu’ c’e gelosia e sempre piu’ ci sara’ invidia.

Ritiene che il suo successo possa crearLe dei nemici o delle antipatie ?

Sicuramente non sono simpatico a tutti ma tra le relazioni attuali non credo esistano criteri per creare dei nemici, sicuramente nel business qualcuno mi apprezza ed altri meno ma tendo sempre a comportarmi con una certa etica e rispetto degli accordi, i risultati prodotti sono cosi’ ampi che non metterei mai a rischio una relazione personale per del denaro od un giochetto, anche se cerco di curare i miei interessi nel miglior modo possibile proteggendoli da vari attacchi.

Sul piano personale direi nemmeno anche perche’ sono estremamente selettivo, diciamo che non vado a cena con tutti anche se mostro una forte predisposizine alla socializzazione, direi che se un nemico deve esistere si trova tra le vecchie amicizie, io personalmente non nutro tale sentimento per nessuno, nemmeno verso una persona in particolare, il mio stalker privato nonche’ ex dipendente assunto per 6 mesi e poi licenziato per pura incapacita’, il classico uomo irrealizzato in tutto il suo essere, questo e’ ossessionato da me, corroso dalla gelosia e dall’invidia, detentore di una scarsa massa grigia, senza lavoro stabile, senza capacita’ alcuna, senza successo sia personale, familiare, sociale come professionale, geloso di tutti e tutto, il classico tipo di paese con una vita passiva senza evoluzione, divorziato, solo ed abbandonato da tutti proprio per il suo modo di essere, il vero emarginanto sociale che vive con il mio nome ed il mio viso davanti agli occhi ogni secondo della sua vita da ben 8 anni, fa continue ricerche su di me, su quello che faccio, sulle persone che sono in contatto con me, non sa nulla, ignora ogni cosa ma crede di sapere tutto, continua a priori a darmi contro ed a criticare tutto quello che dico e tutto quello che faccio senza nemmeno conoscerne un minimo dettaglio, mi accusa da anni initerrottamente d’azioni che nemmeno invece immagino, e’ patetico, ripetitivo, assurdo, nelle sue dicerie diffamatorie usa argomenti di ben 8 anni fa ormai chiusi e definiti a mio favore e che non fanno nemmeno piu’ notizia ma usa le medesime vecchie versioni per diffamare giornalmente la mia persona, credendo di essere la bocca della verita’ e che tutti ascoltino e credano a quello che lui dice o scrive, si crede di poter influenzare il mondo intero che e’ in contatto con me o con le mie aziende per dissuaderlo dal darmi fiducia e distruggere la mia carriera impreditoriale, la mia persona ed i miei valori che tanto denigra.

Ai fini delle numerose azioni legali che ho avviato contro lo stesso, i miei avvocati hanno dato incarico agli psicanalisti e medici d’igene mentale appartenenti alla sezione di medicina legale presso la Procura della Repubblica, l’analisi dei comportamenti tenuti dallo stesso verso di me, mi creda e’ un pazzo totale, definito legalmente uno psicopatico, nessuna persona normale puo’ vivere per 8 anni giornalmente sulle tracce e schiena di un terzo, nessuno potrebbe investire giorni per anni a tradurre documenti in varie lingue, a produrre false pagine di giornali con photoshop per esporre titoli shock su un blog diffamatorio inoltre firmato dallo stesso ai fini di discreditare la mia persona, insomma anche se non ne vale la pena parlarne e’ uno che certamente soffre un odio verso il sottoscritto ma anche lui paghera’ tutti gli illeciti che giornalmente commette e le somme che un giorno ricevero’ dalle sentenze di diffamazione, stalking ed altro per i danni causati alla mia persona, qualunque sia l’importo derivante dalla vendita della sua casa, pensione, beni od altro lo daro’ totalmente in beneficenza non trattenendo nemmeno le somme spese.

Essendo Lei italiano, non ha mai pensato d’investire nel Suo paese d’origine e dare del lavoro ai Suoi connazionali per contribuire allo sviluppo economico ?

Sinceramente mi piacerebbe, l’Italia rimane la mia terra che amo come nessun altro luogo al mondo ma purtroppo il sistema italiano non solo fiscale, non mi permette nemmeno di pensarci, nel lavoro e quando si e’ al comando di un gruppo bisogna usare la testa e non il cuore, l’Italia e’ un Paese bigotto fondato su falsi moralismi di facciata, dove tutto e’ dovuto e nulla viene concesso, investire in Italia richiede delle condizioni generali che la mentalita’ italiana non offre piu’, tutti parlano su tutto e tutti, la critica a priori e’ lo sport nazionale, le persone non credono piu’ in nulla, tutti sono visti come uno strumento, il moralismo verbale e’ pero’ la moda del secolo nonche’ fonte di problemi, non esiste evoluzione materiale perche’ non esiste quella mentale e culturale.

L’Italia ha oltre 60 Mil di abitanti ma e’ un grande Paese con la mentalita’ da paesotto, basta vedere che non ci sono industrie ed investimenti esteri, gli stessi italiani come me fanno i loro affari fuori dall’Italia, ha il problema che non e’ un paese unito, al nord una legge ed al sud un’altra, anche se sulla carta ne esiste una sola, non esiste la lungimiranza nella concezione di sviluppo, nulla viene impostato basando le azioni di oggi per il futuro, unico Paese che ha governi dalla media longevita’ di 11 mesi.

Grande problema e’ il sistema sindacale basato suoi diritti e per nulla sui doveri, la poca capacita’ operativa e la grande richiesta di diritti che i dipendenti pretendono, la mentalita’ e’ basata prima sul chiedere l’assunzione per poi una volta ottenuto il lavoro pretendere tutto spremendo le aziende fino a farle scappare, le associazioni di categoria sono il cartello di deviazione degli investitori come la mancanza di infrastrutture ma alla base non esiste un mercato ed una economia stabile perche’ non esiste la visione.

Inutile poi soffermarsi sulla politica, tasse e tutto quello che l’Italia rappresenta, sul fatto che non esiste la meritocrazia ma solo le raccomandazioni, e’ un paese dove e’ impossibile lo sviluppo sia culturale che economico, non sara’ mai la destinazione giusta per avere successo ed ecco perche’ io come molti sono andato a fare impresa all’estero.

Per ultimo Le posso dire che io non intendo investire in Italia perche’ per via della mentalita’ provinciale, quando una persona arriva al successo viene immediatamente non apprezzato per le sue doti ma bensi’ classificato come un evasore, mafioso, disonesto e gli viene izzato una serie di false ed ingiuste affermazioni popolari che si trasformano in problemi vari, impedendogli cosi di concentrarsi su quel lavoro che lo ha portato all’apice, l’Italia e’ un paese ricco di talenti ma capace di farli scappare trattenendosi solo chi appesantisce il sistema e non chi potrebbe contribuire a risollevarlo.

Intervista condotta da
Michele Albrosio
Link:

http://www.presseportal.ch/de/pm/100060452/100792221?langid=4

L’Italia non puo’ crescere se non si cambia il sistema tecnico di Governo!

Se l’Italia e’ da decenni in uno stato totale di stallo, le ragioni sono da imputare anche al fatto che per varie ragioni non si sono messe in atto le leggi necessarie al rilancio del Paese, pochi sanno che se quanto non e’ avvenuto il focus del problema consiste non nella volonta’ totale degli esponenti politici ma bensi’ nel complicato sistema ai quali essi si scontrano ogni qualvolta devono proporre ed approvare una legge.

Prima di giudicare l’operativita’ di un dato schieramento politico bisogna capire il reale funzionamento tecnico del sistema legislativo italiano, pochi hanno chiaro che per via della sua intreciata funzionalita’ l’Italia e’ un Paese INGOVERNABILE.

Si tende sempre a criticare che i politici non mettono mai in pratica quello che promettono durante le campagne elettorali, la maggior causa alle mancanze e’ proprio il sistema di governo italiano che non permette all’esponente politico in carica al governo di mettere in pratica il programma presentato al popolo, di fatto nessun esponente di governo possiede realmente i poteri d’agire secondo gli ideali per i quali e’ stato votato dai cittadini, bisogna cancellare dalla nostra mente che un esponente politico una volta eletto e salito al potere possa fare cio’ che vuole e tantomeno cio’ che ha promesso.

Ecco che se si vuole cambiare l’Italia, bisogna sostituire prima il suo meccanismo tecnico all’interno per renderlo funzionale in modo da dare al candidato scelto dal popolo il potere effettivo per relizzare in concreto il programma presentato e votato dai cittadini che gli hanno conferito il mandato, al contrario, dando ai nostri esponenti politici solo il mandato politico senza cedere loro gli strumenti attuattivi, sarebbe come dare ad un pilota la licenza di correre senza dargli l’auto per gareggiare, ecco che non dobbiamo poi meravigliarci se i risultati non vengono realizzati.

Senza fini o schieramenti politici, s’invita a guardare la chiarissima lezione tecnica espressa da Silvio Berlusconi in questo video, tralasciando a priori tutti i messaggi politici che potrebbero trovare o meno consenso, s’invita a focalizzare l’attenzione dal minuto 5,10 con maggiore attenzione dal minuto 7,00 in poi dove vengono spiegate con estrema precisone le barriere tecniche che fanno dell’Italia un paese non governabile a discapito dei cittadini.

Video sul portale Mediaset, prego avanzare fino al minuto 5,10.

http://www.video.mediaset.it/video/domenica_live/servizi/456265/silvio-berlusconi-1a-parte.html

 

Manuel Ros: “Il perché gli stranieri non investono in Italia”

L’imprenditore presente alla conferenza WBC tenutasi a Singapore si esprime sulla diversificazione d’investimento ricevendo un largo numero di consensi.

L’intervento durato oltre 30 minuti ha visto il Presidente del gruppo FINVEST HOLDING esprimersi in merito alla presentazione del piano finanziario legato all’investimento di 450 Milioni di Dollari Americani alle Maldive, il quale ha sottolineato i punti cardinali a sostegno dell’investimento gestito dalla holding londinese.

Ne e’ derivata una dettagliata analisi politico-finanziaria la quale ha trovato larghi consensi da parte di centinaia d’investitori i quali hanno dimostrato la fiducia a favore del Presidente del gruppo FINVEST HOLDING, Manuel Ros, aderendo alla sottoscrizione dell’oltre 68% del piano d’investimento proposto, un risultato aspettato essendo lo stesso supportato dalla primaria banca locale DBS che affianca la holding di Manuel Ros nella gestione degli investimenti locali.

Al centro dell’analisi si e’ posizionata la dinamicita’ dei governi e delle condizioni necessarie per favorire il sistema economico e d’impresa a sostegno di un investimento nelle varie aree geografiche, non e’ mancato un cenno all’Europa con particolare accento all’Italia, paese nativo del Presidente di FINVEST HOLDING che ha sottolineato le difficolta’ d’impresa presenti definendo la nazione non dinamica nella visione sociale, ha esternato, “quando si dice sviluppo raramente si considera l’ampiezza dei fattori tecnici che favoriscono la crescita di un paese, i governi possono scrivere tutte le leggi che desiderano ma nessun testo approvato diventa evoluzione concreta se alla base non esiste l’economia produttiva capace di favorire lo sviluppo stesso, nessuna crescita concreta e’ ottenibile senza l’ottimo funzionamento dell’equazione economica vestita dalle dovute regole a sostegno effettivo del lavoro, unica fonte di garanzia per la costruzione di un volano economico capace di crescere in favore dello sviluppo” ha sottolineato.

Ha aggiunto, “Per creare del lavoro, bisogna almeno essere in tre, lo Stato che mette a disposizione l’equazione economica in termine di regole, un imprenditore che apporta l’investimento economico ed la forza lavorativa che presta il servizio, se l’ingranaggio dei tre fattori non e’ bilanciato si provocano quelle crepature d’instabilita’ corrosive nella longevita’ d’impresa danneggiando il lavoro, ovvero, se alla base le tre diverse categorie attribuiscono concetti divergenti alla medesima definizione del significato lavoro, diventa evidente la creazione di uno squilibrio a danno del progetto d’impresa, della sua longetiva’ minando le basi per ottenere i risultati necessari“.

In Italia, non e’ ancora stato compreso che davanti ad un progetto e maggiormente ad una necessita’ di economia, reale e concreta come quella nazionale, non dovrebbero esistere le discussioni sulle priorita’ dei diritti e doveri spettanti alle single parti in gioco ma semplicemente bisognerebbe focalizzarsi sulla soluzione tecnica necessaria per favorire lo sviluppo ed attuarla sul terreno senza dare troppa attenzione a chi sara’ il danneggiato o il privileggiato. Lucido appare che un’economia in stallo anche avendo scritto nelle pagine di legge i migliori diritti, di fatto non produce nessun beneficio ai destinatari degli stessi essendo il sistema generativo congelato da una mancanza di pulsazione, ecco che, se meno diritti scritti e maggior regole a soddisfazione dei quesiti imprenditoriali favoriscono l’attrazione di capitali a rigenero dell’economia, credo tutti dovrebbero mutare la mentalita’ ed immediatamente accantonare la lotta alla richiesta per l’ottenimento di qualcosa che in concreto non produrra’ mai frutti ma al contrario persevera nel mantenere distanti chi invece vorrebbe andare in Italia per fare impresa. Se ci fosse una ottima educazione sociale, bisognerebbe spiegare la necessita’ non di abbandonare la lotta ai diritti ma semplicemente di sospenderla per riattuarla nei momenti consoni, si eviterebbero inutili polemiche e si potrebbe incanalare l’utilizzo delle medesime energie per riavviare il sistema produttivo“.

Per sbloccare l’ingranaggio ed riavviare il processo economico, la parte difficile d’accettare per la mentalita’ europea, come quella italiana e’ che le soluzioni tecniche rimuovono parte dei diritti ed aumentano i doveri, fino a quando in tempi di stallo economico i governi, prima di rendere effettiva una regola, accetteranno di fare lo slalom tra le molteplici richieste di conservazione dei diritti derivanti da tutte le parti in causa e l’effettive soluzioni tecniche, non ci saranno mai le condizioni per assicurare agli investitori la famosa equazione economica che un paese alla ricerca di evoluzione dovrebbe imporsi con l’intento di riavviare il polmone produttivo come attirare capitali esteri, una situazione invece non presente nei paesi emergenti contraddistinti da una dinamicita’ che anienta l’Europa e l’Italia dalla competitivita’ straniera“.

Per capire cosa vuol dire fare impresa in Italia, bisogna prima visitare paesi stranieri per vedere e sentire come funziona il sistema generale legato al lavoro nonchè il significato tecnico ed ideologico che attribuiscono alla definizione d’impresa, ci sono paesi detentori di organizzazioni politiche, sociali ed economiche aventi come unico scopo il supporto delle aziende poste al centro di ogni analisi e salvaguardia, capaci d’agire nella tutela del lavoro mantenendo il rispetto di tutte le parti in causa, la differenza sta che in questi paesi non viene usata la bilancia sociale per la distrubuzione in modo equo dei diritti tra le parti ma bensi’ vengono adottate solo le soluzioni tecniche utili allo svilupo costante del lavoro stesso, unico elemento di attenzione culturale, come offerto tra altri dai governi delle aree geografiche delle Maldive e l’Asia in genere“.

Quando il lavoro riceve la maggiore attenzione e tutte le regole vengono definite non per garantirsi dei dirittti a priori ma bensi’ per irrobustire il meccanismo d’impresa, la crescita reagisce in modo esponenziale in favore di tutte le parti in causa, molti preferiscono avere meno diritti e piu’ doveri nei confronti del lavoro pur d’ottenere i risultati positivi prodotti dagli investimenti apportati dalla categoria degli imprenditori divenuti ricettori di offerte contraddistinte da un sistema gestito e basato sulla protezione della logevita’ d’impresa a favore del volano economico che il sistema culturale gli ha permesso d’avviare“.

Ancora una volta, alla base esiste la mentalita’, se tutte le parti in causa non fanno unione senza pretendere l’impossibile, avendo come unico obbiettivo quello di produrre il volano economico, l’impresa non dara’ mai i suoi frutti e l’esempio lo abbiamo in Europa, continente invaso dalle associazioni di rappresentanza che usano soldi dei governi, non per produrre ed insegnare ai loro rappresentati che la richiesta dei diritti va combattuta quando ci sono le condizioni ma bensi per inveire contro quei pochi ancora rimasti che provano a fare impresa in Italia“.

L’analisi ha toccato il cuore della motivazione dove, il Presidente del gruppo FINVEST HOLDING sostiene che in Italia non ci sono investimenti nazionali e tanto meno esteri perche’ il sistema sociale, politico e d’impresa non offre soluzioni che possano stimolare grandi organizzazioni e tantomeno gli imprenditori destinatari di molteplici offerte maggiormente attraenti provvenienti da altre aree, spiega che in Europa non e’ presente la forma in cui costruire un paese attrattivo, non sono considerati i singoli ingredienti che attraggono e mantengono un imprenditore con l’intento di fare impresa, la concorrenza sul pianeta e’ molta e le soluzioni offerte dall’Italia non vincono sulla competitivita’.

Definisce il concetto d’imprenditore colui il quale ha chiaro l’affronto del primo passo come l’acquisizione di un rischio seguito da uno sborso economico, l’imprenditore agisce per devozione al proprio lavoro oltre che per la soddisfazione derivante dalla realizzazione dei propri ideali, questo contraddistingue la primaria riflessione sulla stabilita’ dell’impresa che intende creare e non solo all’importo finanziario frutto dell’investimento, diventa bisognoso delle regole legate alla gestione del progetto imprenditoriale nel tempo e su questo punto classifica l’Italia non concorrenziale.

Determina il sistema italiano individualista, con l’imprenditore bersaglio del sistema sociale, incapace di garantire agli investitori la protezione degli investimenti, fabbricante di vertenze sindacali, imposizioni sociali su quali e quanti lavoratori deve assumere nella propria azienda, si vede obbligato a dover definire concordati con categorie estranee agli investimenti eseguiti che pretendono potere decisionale nella sua impresa, un sistema che espone l’imprenditore a ricevere controlli da parte di ogni tipo di autorita’ e per ogni ragione senza pero’ ricevere supporto a sostegno essendo lo stato incapace di fornisce il supporto di infrastrutture, una consona pressione fiscale, una moderna burocrazia e molto altro, ecco perche’ un imprenditore estero che confronta l’Italia con terzi paesi decide di andare altrove”.

Queste sono state parte delle ragioni dichiarate dal Presidente della holding inglese in merito agli investimenti esteri dove ha oltretutto definito sentirsi ammareggiato per aver sempre trovato risposte negative dagli investitori esteri ogni qualvolta il suo gruppo ha presentato opportunita’ italiane.

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http://www.presseportal.ch/de/pm/100060452/100791551?langid=4

Manuel Ros – Il Diario

INTRODUZIONE

Molti cercano sul web il segreto per migliorare la propria vita o avere l’idea che permetta il salto di qualita’, in realta’ si cercano quelle informazioni che non si possiedono, le possibili esperienze altrui che unite alle proprie potrebbero provorare il cambiamento ricercato. Molte ricerche mostrano come il nostro cervello percepisca in modo diverso ciò che scriviamo rispetto a quello che pensiamo o diciamo. La scrittura ti obbliga ad organizzare e riordinare i tuoi pensieri costruendo una logica d’espressione e, inoltre, aiuta ad imparare più velocemente ed efficacemente.

Le informazioni sono la chiave del successo, piu’ si sa e meno si sbaglia accelerando la riuscita in minor tempo tenendo presente che il sapere non significa conoscere e l’esperienza e’ in parte la somma pratica ed attuativa di entrambi i fattori ed allo stesso modo si potrebbe paragonare ad una vite senza fine, fa parte di quel lato umano che non si fermera’ mai, l’essere umano progressa con il cumulo dell’esperienze,  avendo avuto una vita formata da molte di esse, ho ritenuto curioso, tramite una forma di comunicazione moderna, condividere con terzi quanto potrebbe fare parte del mio bagaglio nella speranza che da tale condivisione se ne possa almeno trarre un vantaggio .

E’ nato cosi questo “diario” curato dalla societa’ Pergin Communication alla quale ho ceduto tutti i diritti per la gestione e propagazione dei contenuti che li esporra’ nel totale rispetto dell’autenticita’ e delle affermazioni che saranno in seguito riportate.

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Manuel Ros: “In Italia non ci sara’ mai sviluppo sociale per via della dilagante invidia e cattiveria”

“La gelosia fa da padrone, in Italia non c’e piu’ posto per i buoni, i moralisti sono i primi invidiosi, se non si lavora su la reciproca educazione sociale nel Paese rimarranno solo coloro che avranno la critica da offrire”

L’imprenditore in occasione della riunione tenutasi presso l’IFB Conference a Londra, si esprime con una lunga riflessione relativa allo sviluppo sociale, “La mentalita’ di un popolo e’ il vero DNA di un Paese da cui ne derivano usi e costumi, gli italiani sono sempre stati un esempio ma ad oggi hanno in parte smesso di pensare, creando un fenomeno che si avvita su se stesso, l’italiano e’ conosciuto nel mondo per la mentalita’ raffinata capace di divulgare il sapere che ci ha sempre contraddistinto, i nostri avi hanno insegnato che migrando e rimanendo uniti si possono attraversare gli oceani, piu’ i momenti sono difficili e piu’ ci si dovrebbe supportare reciprocamente per uscirne meglio”.

“Invece non e’ piu’ cosi, ad oggi la massa ha mentalmente perso davanti alla crisi economica, la sola reazione che la mentalita’ italiana ha prodotto e’ l’invidia e la cattivera sociale, oggi in Italia se sei bravo, vieni criticato a priori, se hai successo sei catalogato come un criminale, un evasore o comunque qualcuno poco raccomandabile, difficilmente si riconosce le reali capacita’ delle persone, molti avendo una vita infelice e sapendo di non averne la soluzione, provano piacere a provocare guai o vedere terzi soffrire, si e’ perso il valore dell’unione e del rispetto, non si crede piu’ nella genuinita’ dei risultati e delle reali abilita’ umane, e’ impressionante come possano ancora esistere persone capaci di pensare che dietro ad un risultato positivo possa esistere solo fortuna o cose mal fatte, l’aspetto cusioso e’ che spesso costoro sono i primi a non aver mai fatto nulla nella vita”.

“Nel mio Paese, per alcuni versi la mentalita’ e’ a scomparti, talvolta assurda, se ad un certo momento tu hai un incidente, tutto il resto della tua vita sarai ricordato, visto e giudicato come colui che anni prima ha avuto un incidente nonche’ capace solo di reiterare il medesimo, e’ rara la capacita’ d’analisi di capire che uno possa anche non essere quello dell’incidente ma bensi’ essere diverso, avere buone abilita’ ed aver avuto appunto solo un incidente, in un’attimo viene cancellato il tuo passato, i tuoi sacrifici, i tuoi valori, la tua educazione, le tue esperienze ed il tuo sapere, vieni disarmato della tua identita’, di fatto in parte la mentalita’ e’ ormai cosi corrosa che non e’ riconosciuta la definizione del termine identita'”.

“E’ per me inspiegabile come facciano taluni a trovare le costanza nel voler assolutamente indagare e vivere nella vita altrui, nel dover parlar male senza perdere occasione, senza nemmeno sapere e conoscere, esiste un evidente accanimento gratuito contro tutto e tutti associato ad una tangibile depressione sociale che ha trasformato un Paese sociale in una sorta di arena romana, se le stesse energie impiegate per sparlare, criticare ed insultare, fossero canalizzate per favorire una reciproca collaborazione nell’applicazione delle soluzioni necessarie a risolvere i reali problemi, tutti ne trarrebbero un sano vantaggio”.

“Ormai molti vivono di speranza, si ricerca la realizzazione in cose futili, pochi accettano di essere se stessi, la comunita’ in parte ha come riferimento i social media responsabili talvolta di una cattiva comunicazione vissuta dagli utenti come simbolo di sfida a chi e’ piu’ famoso e ricco, chi fa il viaggio piu’ bello, si tende ad agire non per se stessi ma per mostrare, provocando la tendenza ad imitare per essere colui che si vorrebbe diventare, la gelosia e’ parte del DNA divenuta la sorgente di pura cattiveria, di rado si leggono messaggi di complimenti e di buon auspicio sui profili delle persone che vantano un successo, al contrario si leggono ondate d’insulti, parole forti ed affermazioni spesso non vere ma frutto del sentimento di malessere nato dalla corrosiva invidia verso coloro che invece non seguono tale filone culturale e vanno avanti nella concretizzazione dei personali obiettivi”.

“A tratti scarsa e’ la lucidita’ nel capire che nessuno e’ nato con tutti i progetti gia’ realizzati e tantomento nessun risultato si concretizza da se, si tralascia la base del ragionamento che comunque sia, dietro una realizzazione anche non condivisa, esiste una storia ed un impegno che deve essere rispettato e riconosciuto, invece purtroppo in Italia chi si guadagna i soldi con il lavoro o semplicemente perche’ se li gode come meglio crede, viene a priori criticato e descritto come un immorale ladro evasore criminale, chi ha un carisma che lo porta ad essere un volto noto, si vede insultare e denigrare, ignorare i meriti non aiuta nessuno, una visione produttiva dovrebbe invece avvicinare chi non riesce a chi invece l’ha gia’ fatto, solo cosi’ ci sarebbe uno scambio del sapere a vanaggio di tutti coloro che non sono ancora arrivati alla meta prefissata, data la situazione bisognerebbe che gli italiani in generale mutassero la mentalita’ e la smettessero di vivere guardando la vita degli altri per criticare”.

“Solo in Italia si vedono ancora certe cose, la comunicazione non ha piu’ limiti ma manca l’analisi, si tende ad ascoltare ma non a ragionare, io ho dovuto andarmene per avere successo, in Italia non sarei mai arrivato ad ottenere nemmeno parte dei miei risultati, la crisi non ha tutte le colpe, parte sono della mentalita’ d’invidia ormai radicata nei neuroni della comunita’ mascherata da un falso moralismo che non permette l’unione ed il reciproco supporto, per essere uniti serve un sentimento di armonia umana che non esiste piu’, l’ignoranza sociale ha preso il controllo, prima di pensare bene, si pensa subito male, in Italia bisogna continuamente giustificarsi di essere semplicemente se stessi, del perche’ si fa una scelta quando in realta’ non si chiede nulla a nessuno, si deve avere paura d’acquistare l’auto gradita o d’andare nel ristorante preferito”.

“All’estero una persona che ha avuto dei risultati od una dissaventura ha piu’ valore e considerazione, viene ritenuta piu’ esperta e quindi credibile, solo in Italia la mentalita’ obbliga a giustificare il proprio successo o status per tutta la vita, ogni nuova sana intraprendenza rischia di essere annullata da un evento di anni addietro, ecco che una mentlita’ del genere non puo’ favorire nessun miglioramento sociale necessario ad una evoluzione economica che metterebbe fine all’invidia dilagante tra il popolo, ogniuno avrebbe maggiori possibilita’ di raggiungere i propri obbiettivi e dunque vivere meglio con se stessi smettendo di guardare gli altri”.

“Tale comportamento pregiudica anche un integrazione con popoli esteri che non apprezzano essere circondati da persone caratterizzate dall’attuale mentalita’ italiana, ecco perche’ prima di consigliare a giovani di andare all’estero si dovrebbe insegnare loro ad abbandonare il sentimento d’invidia e cattiveria che li aggredisce in Italia evitandogli di avere insuccesso all’estero perche’ cosi facendo verrebbero rigettati immediatamente dai popoli che invece hanno saputo vestire una mentalita’ che li ha portati al successo”.

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http://www.presseportal.ch/de/pm/100060452/100791330?langid=4

La Teoria del Successo

Molte persone desiderano avere successo nella vita, ma ottenerlo non è semplice. Esistono tali e tante distrazioni che può essere un’impresa avere la disciplina mentale per realizzare un obiettivo memorabile. Ai nostri tempi dove il mondo corre e nessuno ha quasi piu’ nulla da inventare il successo lo si e’ spostato sul raggiungimento della considerazione  sociale che richiede l’aumento della visibilita’ personale e non piu’ sulla creazione di un’innovazione o di un’impresa.

Rimangono comunque fermi gli elementi di base, dove il fattore primario lo decide la natura in merito alla capacita’ intellettiva che un essere umano ha la facolta’ di sviluppare assieme al coraggio, importanti invece sono anche il carattere e la determinazione da considerare la cassaforte dove custordire tutti gli ingredienti per costruire il successo, anche se la defizione è certamente molto soggettiva, per taluni significa avere un’elevata posizione sociale o una consistente disponibilità economica, per altri semplicemente raggiungere un obbiettivo personale, ecco perche’ mi vedo un distinzione tra successo personale e successo assoluto.

Nella visione del successo d’impresa ci domandiamo se l’imprenditore è mosso soltanto da interessi economici oppure tende a raggiungere anche altri traguardi appartenenti alla sfera del sociale. Le motivazioni o le finalità che spingono un individuo a promuovere la costituzione di un’impresa possono essere inquadrate secondo la propria scala dei bisogni di per soddisfare le personali esigenze. Di fatto, lo stimolo economico non rappresenta né il solo né il richiamo più importante: il fine economico si trasforma in un mezzo per il raggiungimento anche di obiettivi morali e sociali.

Partendo da ciò, possiamo individuare e ordinare le finalità imprenditoriali in funzione di una combinazione o mix costituita dalla massimizzazione del profitto, del potere e del prestigio. Questa combinazione delle tre P sarebbe rappresentativa del successo sociale ottenuto dallo imprenditore. Il prestigio (leadership sociale) è il vero punto di arrivo dell’attività imprenditoriale.

La possibilità di scalata dell’imprenditore si costruisce su una corretta applicazione di valori economici ed etici nel governo dell’impresa. Il successo aziendale, difatti, per essere costruito in modo solido e per potere ampliare la sua ricaduta positiva sullo status sociale dell’imprenditore deve poggiare sul rispetto di equilibri economici e valori morali. Tale scala dei fini imprenditoriale si riferisce soprattutto all’imprenditore proprietario dell’impresa.

In presenza di un manager, con un differente grado di immedesimazione tra l’impresa e lo stesso, il successo aziendale potrebbe essere visto come una finalità intermedia. Nella teoria delle finalità imprenditoriali s’inserirebbe così l’aspirazione alla mobilità quale via per conquistare livelli superiori delle tre P. Ciò varrebbe soprattutto per manager operanti in imprese di piccole dimensioni.

Ecco le tre situazioni più rilevanti per la caratterizzazione della teoria sulle finalità imprenditoriali:

a) l’imprenditore visibile e strettamente integrato nell’impresa, a cui sembra potersi applicare la teoria del successo sociale;

b) l’imprenditore meno visibile e meno integrato, a cui appare meglio riferibile la teoria della massimizzazione del valore economico dell’impresa nel tempo lungo;

c) l’imprenditore delegato (manager), al quale può applicarsi la “teoria della mobilità”, in quanto spesso il successo dell’impresa deve, attraverso la mobilità, consentirgli l’affermazione sociale.

Al termine della disamina sulle teorie dell’impresa, si può concludere che non sempre la teoria del massimo profitto appare la più condivisibile nell’analisi del comportamento imprenditoriale a lungo termine: essa varia a seconda della natura dell’imprenditore e del contesto istituzionale.

Infine, è opportuno stabilire un’ultima distinzione tra il concetto di fini ed obiettivi, assegnando al primo un contenuto più ampio e generale del secondo. I fini sono cioè caratterizzati da alcuni attributi fondamentali, vale a dire generalità, universalità e permanenza nel tempo. Se, in altri termini, si assume che la massimizzazione del profitto è la finalità cui tende l’impresa, si accetta contemporaneamente che essa deve essere propria di tutte le imprese.

Per converso, un obiettivo va considerato come una meta particolare, fissata in certe circostanze e in rapporto a un periodo di tempo determinato. Esso è caratterizzata dalla mutevolezza nel tempo e nello spazio e risulta comunque subordinato alla finalità ultima perseguita.

 

La Soddisfazione

Un’aspetto che ha una valenza a doppio senso e’ la soddisfazione, per avere successo e’ fondale sentirsi soddisfatti con se stessi ed allo stesso tempo avere successo porta ad essere soddisfatti, esistono delle relazioni significative tra il contenuto del lavoro e la soddisfazione, infatti una degli ingredienti che alimenta la soddisfazione e’ la sfida di superare se stessi. In generale, infatti, i lavori complessi sono più soddisfacenti dei lavori ripetitivi, che spesso sono carenti di significato e richiedono abilità inferiori a quelle che il la persona interessata percepisce di possedere.

Sul grado si soddisfazione influiscono fattori soggettivi, come il bisogno di crescita e di sviluppo personale e professionale che se raggiunge livelli elevati tenderà a far aumentare l‘interesse e dunque la soddisfazione, si riscontra un sostanziale accordo nel considerare la soddisfazione lavorativa come un atteggiamento.

 

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